Blog dell'Avvocato Mediatore Saverio Crea
Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare. (Eraclito)
lunedì 19 marzo 2012
venerdì 16 marzo 2012
In difesa di Massimo Montinari (di Luciano Gianazza)
Quella che segue è una chiara
dimostrazione di un attacco contro una persona che ottiene risultati
nella cura di danni causati dalle vaccinazioni
Montinari si è cacciato in seri guai,
perché i suoi risultati nel rimediare ai danni causati dai vaccini
dimostrano, oltre l’inutilità della vaccinazione, una delle pratiche più
barbare della scienza medica, (inoculare virus patogeni in organismi
altrimenti sani), che è davvero un rischio far vaccinare i bambini, e
che davvero i bambini guariscono da gravi condizioni di handicap quando
si ricerca la loro causa nei vaccini e si rimuovono dall’organismo le
schifezze introdotte con la pratica della vaccinazione.
Questo fa inorridire le case
farmaceutiche, perché potrebbe venire richiesto, se i risultati di
Montinari venissero resi pubblici e ufficiali, che venga tolta la
obbligatorietà, come negli altri paesi d’Europa. L’Italia è uno degli
ultimissimi paesi che ancora mantengono la vaccinazione infantile
obbligatoria per legge.
Inoltre, una volta dimostrato che
diversi disturbi come l’ADHD, la dislessia, l’autismo, per menzionarne
alcuni, sono il risultato nefasto delle vaccinazioni, diventa legittimo
richiedere il pagamento dei danni alle case farmaceutiche.
Attualmente, nei casi eclatanti in cui
non è stato possibile negare l’evidenza, le persone danneggiate hanno
ricevuto il pagamento dei danni, ma ha pagato lo stato, cioè ancora noi,
essendosi reso responsabile per l’imposizione per legge della
vaccinazione.
Una volta che le vaccinazioni non
saranno più obbligatorie, e non sarà più un tormento per i genitori
dissidenti non sottoporre i propri figli a questa ignobile pratica, la
contaminazione del sangue puro dei loro bambini con intrugli infettanti,
le vendite dei vaccini crolleranno, le richieste di rimborso per danni
aumenteranno, una grande perdita di denaro per le case farmaceutiche,
miliardi di euro. Questo porrà fine anche al business che gravita
intorno al mondo delle vaccinazioni ed immagino che gli oppositori che
attaccano Montinari siano proprio coloro che ne traggono vantaggio, i
soldatini armati di tutto punto dalle case farmaceutiche.
Medicinenon.it altre volte ha reso noto i
danni causati dai farmaci, e nello specifico caso degli psicofarmaci ha
prodotto anche delle interrogazioni parlamentari al ministro della
sanità allora in carica, anche se purtroppo la risposta del ministro non
sembrava altro che un comunicato stampa preparato dell’ufficio delle PR
delle case farmaceutiche, che solo butta acqua sul fuoco.
Mi aspetterei che anche sulla “questione
Montinari” venisse fatta un’interrogazione parlamentare e che venisse
anzi condotta un’inchiesta per rilevare le ragioni per cui persone di
valore come Massimo Montinari vengono attaccate.
Già lo sapete, ma fatelo con l’intenzione di porre fine alla mercificazione della salute dei cittadini
E per piacere, ministri e politici, per
una volta fate gli interessi dei cittadini e non delle lobby. E non
chiedete parere alle case farmaceutiche sui vaccini, cosa pensate che vi
direbbero?
Quello che segue è un resoconto parziale
della grave situazione esistente. Mi è appena arrivato. Replica sul tuo
sito l’intero articolo.
Il dott. Massimo Montinari, medico
chirurgo pediatra, dal 1995, quando annunciò la possibilità di una cura
per i disturbi dello spettro autistico e per le epilessie
farmaco-resistenti, è oggetto di accanite e violente aggressioni da
parte dei “rappresentanti” delle istituzione deputate e preposte alla
tutela della salute, dal momento che, a valle delle sue ricerche
immunogenetiche sul braccio corto del 6 cromosoma umano e dei danni
prodotti dalle vaccinazioni sul sistema immunogenetico, chiese alle
istituzioni preposte l’avvio di uno studio più ampio sull’argomento. http://blog.libero.it/CURAMONTINARI/1919781.html (pagina scomparsa)
Sono genitore di un bimbo danneggiato
dalle vaccinazioni con sindrome autistica secondaria ad encefalopatia
postvaccinale immunomediata, che dopo 3 anni di terapia col dott.
Montinari ed una parallela adeguata terapia riabilitativa (non erogata
dall’ASL!!), ha visto rifiorire il figlio “condannato” dal primo
neuropsichiatra infantile dell’ASL che alla seconda visita ci disse,
dall’alto della sua “scienza medica”: “… se siete credenti affidatevi a Dio…” .
Ad oggi mio figlio frequenta la prima elementare con educatrice di
sostegno e sta riacquisendo progressivamente il linguaggio che aveva
completamento azzerato.
Ora le aggressioni si allargano anche
verso chi si è adoperato a fornirgli supporto tecnico e logistico,
privando di una reale possibilità di cura i nostri figli, vi assicuro
che siamo tanti, troppi.
Vi riporto il post del dott. Montinari dal forum relativo al suo protocollo terapeutico:
“Da dodici giorni il
Direttore generale dell’AIAS di Afragola, Dott. Ciro SALZANO, amico
personale del Dott. Massimo MONTINARI ha incominciato lo sciopero della
fame per sollecitare lo Stato ad intervenire contro un grave
atteggiamento che possiamo definire “CAMORRISTICO” contro la libertà di
cura di centinaia portatori di handicap che si rivolgono all’AIAS di
Afragola. (ndr http://www.aiasdiafragola.it/ )
L’AIAS di Afragola, una delle poche strutture sanitarie convenzionate
che lavorano seriamente in Campania, rischia di chiudere per un chiaro
gioco politico-amministrativo del potere Regionale della Campania.
L’AIAS da anni è al fianco del Dott. Montinari per consentirgli le
ricerche sulla Sindrome Autistica, ma questo non è gradito a qualcuno
che ha tutta la volontà di OSCURARE Montinari e la sua opera sanitaria.
E’ lampante la volontà di minare tutte le strutture sanitarie e le singole persone vicine al Montinari: c’è qualcuno che non vuole che gli studi di Montinari vadano avanti.
La prima iniziativa è stata quella di privare il Congresso Internazionale sull’Autismo di Roma del 22-24 novembre scorso della sala della Regione Lazio per la presenza, tra i relatori, del Dott. Montinari; la seconda iniziativa è OSCURARE Montinari “mettendo in ginocchio” l’AIAS; quale sarà la prossima azione per mettere a tacere gli studi di Montinari?
Per farsi curare quale tessera di partito ci vuole?”
E’ lampante la volontà di minare tutte le strutture sanitarie e le singole persone vicine al Montinari: c’è qualcuno che non vuole che gli studi di Montinari vadano avanti.
La prima iniziativa è stata quella di privare il Congresso Internazionale sull’Autismo di Roma del 22-24 novembre scorso della sala della Regione Lazio per la presenza, tra i relatori, del Dott. Montinari; la seconda iniziativa è OSCURARE Montinari “mettendo in ginocchio” l’AIAS; quale sarà la prossima azione per mettere a tacere gli studi di Montinari?
Per farsi curare quale tessera di partito ci vuole?”
venerdì 9 marzo 2012
I costi della Giustizia, dopo il Decreto Cresci Italia
Cari amici del Blog,
nella puntata di ieri su Tvr Teleitalia 7 Gold abbiamo parlato dei costi della giustizia italiana, dopo il Decreto Cresci Italia.
In particolare, mi sono soffermato sui potenziali rilevanti risparmi per i cittadini legati alla abrogazione delle tariffe forensi, ed al servizio della mediazione civile, obbligatoria anche per i casi di c.d. malasanità.
Gli avvocati, la categoria professionale meglio rappresentata in Parlamento, oltre che nel Governo (il Ministro della Giustizia è un avvocato...) la smettano di lamentare il loro mancato "coinvolgimento" nel processo di riforma della Professione forense, e facciano concretamente la loro parte per salvare il Paese dalla crisi economica, rinunciando ad anacronistiche rendite di posizione!
Qui potrete vedere la replica del mio intervento.
Stay tuned! :)
nella puntata di ieri su Tvr Teleitalia 7 Gold abbiamo parlato dei costi della giustizia italiana, dopo il Decreto Cresci Italia.
In particolare, mi sono soffermato sui potenziali rilevanti risparmi per i cittadini legati alla abrogazione delle tariffe forensi, ed al servizio della mediazione civile, obbligatoria anche per i casi di c.d. malasanità.
Gli avvocati, la categoria professionale meglio rappresentata in Parlamento, oltre che nel Governo (il Ministro della Giustizia è un avvocato...) la smettano di lamentare il loro mancato "coinvolgimento" nel processo di riforma della Professione forense, e facciano concretamente la loro parte per salvare il Paese dalla crisi economica, rinunciando ad anacronistiche rendite di posizione!
Qui potrete vedere la replica del mio intervento.
Stay tuned! :)
mercoledì 7 marzo 2012
Malasanità e nuove tariffe forensi a Linea Diretta dell' 8 Marzo!
Cari amici del Blog,
per la festa della Donna abbiamo preparato una nuova puntata di Linea Diretta, in cui esamineremo casi di Malasanità risolti con l'istituto della mediazione civile obbligatoria e ci occuperemo delle principali novità introdotte del Decreto Cresci Italia riguardo le nuove tariffe degli Avvocati.
Accedere alla Giustizia da oggi è più semplice e costa decisamente di meno!
Seguiteci sul canale 77 della Televisione digitale terrestre 7 Gold Tvr Teleitalia, alle ore 15:30 di Giovedì 8 Marzo.
La trasmissione sarà visibile in Toscana, Ponente ligure, Umbria ed Alto Lazio.
per ulteriori informazioni e per intervenire in diretta con le vostre domande, cliccate qui .
Buona visione!
per la festa della Donna abbiamo preparato una nuova puntata di Linea Diretta, in cui esamineremo casi di Malasanità risolti con l'istituto della mediazione civile obbligatoria e ci occuperemo delle principali novità introdotte del Decreto Cresci Italia riguardo le nuove tariffe degli Avvocati.
Accedere alla Giustizia da oggi è più semplice e costa decisamente di meno!
Seguiteci sul canale 77 della Televisione digitale terrestre 7 Gold Tvr Teleitalia, alle ore 15:30 di Giovedì 8 Marzo.
La trasmissione sarà visibile in Toscana, Ponente ligure, Umbria ed Alto Lazio.
per ulteriori informazioni e per intervenire in diretta con le vostre domande, cliccate qui .
Buona visione!
lunedì 5 marzo 2012
Dr. Roberto Gava - introduzione al libro "Le vaccinazioni pediatriche"
La vera rivoluzione in ambito sanitario
non è cambiare il gruppo dirigente corrotto,
ma istruire la base.
In questi ultimi anni, nel nostro Paese abbiamo assistito ad una grande ribellione verso l’obbligo delle vaccinazioni infantili, un rifiuto che lentamente ha dato origine ad un vero e proprio Movimento partito dalla base e che è andato ingrossandosi pian piano.
A questo Movimento appartengono quasi sempre persone che sono state mosse da forti, e spesso anche tragiche, esperienze personali o da un carattere libero e insofferente nei riguardi dei condizionamenti, subdoli ma sempre presenti, delle ideologie dominanti le quali, come la storia dell’uomo da sempre insegna, in alcuni casi sono addirittura controllate da persone che si servono della propria posizione, intelligenza e conoscenze scientifiche per giustificare quelle scelte che permettono loro vari tipi di speculazioni.
Il Movimento contro le vaccinazioni obbligatorie, invece, come abbiamo detto, è partito dalla base, ma proprio per questo, basandosi più sul buon senso che su solide motivazioni scientifiche, ha prestato il fianco a facili critiche e non è stato a lungo considerato.
Comunque, pur mancando all’inizio di dati sperimentali e/o epidemiologici, il ragionamento da cui partiva era appoggiato sull’evidenza inoppugnabile che, se i vaccini in qualche bambino causano dei danni irreparabili o addirittura la morte, dato che la Natura non procede né per salti né per casualità e ben raramente vige la regola del tutto o nulla, è sensato ritenere che ci sia una gradualità di danno e che i vaccini danneggino anche coloro che apparentemente non hanno esplicitato lesioni.
Per l’uomo di buon senso tutto questo acquista valore sufficiente indipendentemente dall’esistenza o meno di una suffragante documentazione scientifica. La prova statistica, eventualmente, può essere una pur sempre gradita convalida, utile ma non necessaria.
La Scienza Moderna, invece, sembrerebbe considerare accettabile solo ciò che è dimostrabile scientificamente e per raggiungere una tale dimostrazione di presunta verità vengono richieste delle prove che, in taluni casi, giungono anche a sfiorare l’assurdo e si può arrivare così anche all’assurdo opposto in cui un uso adeguato dei dati scientifici permette di giustificare o di accettare come vere delle conclusioni che sono totalmente prive di buon senso.
Infatti, c’è stato qualcuno che ha detto che nella letteratura scientifica medica si può trovare tutto e l’opposto di tutto e che, se ben utilizzati (qui intendo ‘manipolati’), si possono trovare o produrre dati sperimentali per dimostrare qualsiasi cosa.
Tutto ciò conferma quello che i Saggi del passato hanno sempre detto e cioè che l’uso della sola razionalità danneggia l’uomo e lo può portare a confondere il vero col falso e a giustificare anche la peggiore irrazionalità nel nome della sua razionalità (si pensi a qualsiasi totalitarismo).
Ne consegue che non possiamo dar fiducia alla nostra ragione, se questa non è avvalorata anche da un saggio Buon Senso.
Ed è proprio questo saggio buon senso che ci fa pensare che forse nei Paesi industrializzati, che hanno un minor rischio per certe infezioni, a lungo termine i vaccini pediatrici, specie se eseguiti troppo precocemente e proprio per il loro effetto alterante il normale sviluppo e maturazione del sistema immunitario, possano causare più danni che benefici.
Oggi, però, questo sospetto pare non sia solo giustificato dal suddetto ‘saggio buon senso’, dato che sta acquistando sempre più credito anche per i numerosi studi clinici e le innumerevoli segnalazioni isolate di danni da vaccini che hanno ormai acceso il dibattito su questo argomento al punto che la disputa tra il gruppo a favore delle vaccinazioni e il gruppo contro sta diventando “infuocata”.
Infatti, da una parte ci sono i genitori che subiscono spesso situazioni di pressione psicologica affinché diano il consenso per la somministrazione ai loro figli di un numero sempre maggiore di vaccini e dall’altra c’è lo stato d’allarme in netta crescita per i danni lievi o gravi, prossimi o lontani, correlati a questo tipo di trattamento.
Anch’io ho dovuto affrontare il problema per i miei figli e, dopo un’iniziale accettazione quasi acritica e incondizionata, perché credevo che gli Organi di Igiene e Sanità Pubblica competenti avessero già sufficientemente valutato cosa fosse meglio per i nostri piccoli, mi resi conto che, forse, la scelta di vaccinare dei neonati, totalmente privi di un maturo apparato immunitario difensivo, non era la scelta più corretta.
Contemporaneamente, capii pure che il mio bagaglio culturale in questo campo specifico era ingiustificatamente scarso e per la maggior parte derivato (come quello della maggioranza dei medici), oltre che dagli ormai lontani studi universitari, prevalentemente dalle informazioni fornite dal materiale bibliografico messo a disposizione dalle Ditte Farmaceutiche e, quindi, ... necessariamente di parte.
Dopo un attento studio della materia, mi sono accorto che le considerazioni che forse avrebbero potuto essere giustificate in passato non erano più accettabili al giorno d’oggi, dato che le attuali condizioni di vita (alimentari, ambientali, sociali, economiche, culturali, ecc.) hanno profondamente modificato il rischio non solo di contrarre certe patologie infettive, ma anche di subire le loro complicazioni.
Oltre a ciò, resta indubbio che è completamente diverso vaccinare un bambino che vive in una società in cui c’è un’elevata incidenza di ammalarsi di una specifica malattia, rispetto ad uno che vive in un ambiente a bassa morbilità per la stessa.
Pertanto, quello che una volta era un rapporto rischio/beneficio molto basso e quindi più a favore della pratica vaccinale, oggi è andato lentamente crescendo verso valori sempre più alti, con il risultato che alcune vaccinazioni sembrano oggi inutili e per altre è diventato molto più pericoloso vaccinare che restare non vaccinati.
Per tali motivi, credo sia quanto mai doveroso che ogni medico si ponga il quesito se l’approccio vaccinale attualmente in uso nel nostro Paese sia corretto o se non sia ora più saggio pensare di potenziare anzitutto e soprattutto l’immunità aspecifica, invece di limitarsi a promuovere tout court quella specifica.
Lasciando ad altre opere più ricche di dati tecnici il compito di un maggiore approfondimento, questo libro desidera solo contribuire a sollevare ulteriormente questo delicato problema delle vaccinazioni, che mi pare stia diventando tutt’altro che irrilevante per la sa-lute dei nostri figli.
Il mio scopo è semplicemente quello di estendere il fronte della divulgazione di questo argomento avvisando dei pericoli che le vaccinazioni fanno correre ai vaccinati e alle loro famiglie, in modo da controbilanciare l’esagerata facciata ottimistica che ci viene presentata dai Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, così da fornire al Lettore qualche argomento in più per poter poi decidere più responsabilmente.
Infine, questo libro ha anche lo scopo di indicare qualche piccola ma concreta soluzione ai problemi che i giovani genitori spesso si pongono su questo argomento:
- Si possono antidotare alcuni effetti dei vaccini?
- Come fare per disintossicarsi dal mercurio e dall’alluminio dei vaccini?
- Si possono curare concretamente i bambini danneggiati dalle vaccinazioni?
Probabilmente, le mie non saranno soluzioni che tutti accetteranno, ma quelle che io consiglio vengono tutte da un lungo studio di questo argomento e quasi tutte dalla mia esperienza diretta.
Un commento ora vorrei farlo anche a proposito dell’Omeopatia, che oggi è criticata solo da coloro che non l’hanno sperimentata e quindi non hanno potuto conoscerla. Anch’io ero portato a pensare così quando lavoravo in una Clinica Medica universitaria, poi ho riflettuto sul fatto che non era né corretto né razionale esprimere ‘pregiudizi’ su una realtà che, tra l’altro, esisteva da quasi due secoli ed era stata confermata dall’operato pluriennale di migliaia di medici e allora mi sono messo a studiare toccando anche subito con mano la potenza dell’Omeopatia e da vent’anni ne sperimento quotidianamente la sorprendente efficacia nella pratica clinica ambulatoriale. L’Omeopatia, però, non è per tutti, perché non è solo una Scienza, ma un’Arte e una Scienza insieme e temo allora che non possa essere né capita né esercitata da tutti i medici.
Ritornando ai vaccini, comunque, dato che sono un farmacologo e tossicologo, al Lettore potrà sembrare strano che mi esponga tendenzialmente (anche se non certamente sempre) contro i vaccini, ma credo che dopo aver letto queste pagine il Lettore possa anche pensare che sia più strano che io sia ancora a favore dei vaccini in alcuni casi particolari. La spiegazione sta nel fatto che sono certo che ogni cosa possa essere usata per il bene o per il male dell’uomo e che sta all’uomo stesso scegliere saggiamente di volta in volta quello che gli sembra sia il vero bene. I vaccini hanno svolto e continuano a svolgere sicuramente una grande e utile funzione per quella parte dell’Umanità che vive in condizioni di miseria materiale e sociale o che deve essere aiutata a proteggersi da qualche particolare o molto virulenta patologia infettiva, mentre per la minoranza del mondo che oggi vive in condizioni di benessere (talvolta anche eccessivo e allora sicuramente controproducente), i vaccini possono essere causa di molti danni. Danni che, ovviamente a mio avviso, oggi superano nettamente gli scarsi benefici che essi ci possono offrire.
Infatti, se nei casi suddetti e specialmente tra le popolazioni del Terzo Mondo in cui non è possibile fare una terapia personalizzata, i benefici di alcune vaccinazioni eseguite in certe particolari condizioni e certamente non in modo massivo possono essere forse maggiori dei rischi, nel nostro mondo benestante a mio avviso non ci sono dubbi che siano maggiori i danni.
In conclusione, quello che vorrei rimanesse nel cuore del Lettore è che i vaccini vengono proposti per istruire l’organismo del ricevente affinché sia in grado di non ammalarsi di una certa patologia, ma questo obiettivo viene pagato a caro prezzo perché il sistema immunitario, anche se in genere e per un po’ di tempo (ma di solito non per sempre) è più responsivo verso la patologia a cui è stato immunizzato, risulta gravemente indebolito su molti altri fronti, con un elevato rischio di sviluppare negli anni futuri (i danni più gravi non si evidenziano nel breve termine) patologie molto importanti. Per contro, abbiamo dati sufficienti per ritenere che le infezioni pediatriche siano molto utili per un’adeguata maturazione del sistema immunitario dato che quest’ultimo, dopo averle superate, resta più maturato e più rafforzato, sia in generale che verso l’infezione specifica nei confronti della quale di solito può restare una immunità per tutta la vita.
Compito della Medicina è aiutare il bambino affinché cresca sano e forte e immunologicamente capace di affrontare non solo una decina di patologie infettive, ma TUTTE: sia quelle che oggi conosciamo, sia quelle che si svilupperanno in futuro. E questo va fatto senza mettere una ‘toppa’ momentanea da una parte aprendo contemporaneamente più di un ‘buco’ in altre parti. Ciò si consegue insegnando ai genitori una corretta igiene di vita, usando medicamenti non farmacologici o, eventualmente, ricorrendo a quelli chimici in selezionate e particolari condizioni. Anche i vaccini, quindi, possono essere utili, ma non vanno certamente imposti a tutti e meno ancora vanno eseguiti in così elevato numero in età precoci come oggi facciamo. Lo ripeto: in una Medica Moderna ogni trattamento deve essere personalizzato!
Questo è il mio pensiero attuale, ma sarei felice che qualche Pediatra o Igienista o anche qualche non-medico mi scrivesse per esprimermi il proprio parere e/o esperienza personale, aiutandomi a fare ancora più luce su questo importante argomento a vantaggio non solo della mia crescita culturale e di quella dei miei pazienti, per i quali investo tanto tempo e sacrifici, ma anche a vantaggio delle future generazioni.
Il Signore, che è infinita Conoscenza e Amore, per intercessione di nostra Madre, ci aiuti veramente a capire ciò che è buono, giusto e vantaggioso per noi e per i nostri figli. (Dr. Roberto Gava - introduzione al libro "Le vaccinazioni pediatriche", edito da Salus Infirmorum)
non è cambiare il gruppo dirigente corrotto,
ma istruire la base.
In questi ultimi anni, nel nostro Paese abbiamo assistito ad una grande ribellione verso l’obbligo delle vaccinazioni infantili, un rifiuto che lentamente ha dato origine ad un vero e proprio Movimento partito dalla base e che è andato ingrossandosi pian piano.
A questo Movimento appartengono quasi sempre persone che sono state mosse da forti, e spesso anche tragiche, esperienze personali o da un carattere libero e insofferente nei riguardi dei condizionamenti, subdoli ma sempre presenti, delle ideologie dominanti le quali, come la storia dell’uomo da sempre insegna, in alcuni casi sono addirittura controllate da persone che si servono della propria posizione, intelligenza e conoscenze scientifiche per giustificare quelle scelte che permettono loro vari tipi di speculazioni.
Il Movimento contro le vaccinazioni obbligatorie, invece, come abbiamo detto, è partito dalla base, ma proprio per questo, basandosi più sul buon senso che su solide motivazioni scientifiche, ha prestato il fianco a facili critiche e non è stato a lungo considerato.
Comunque, pur mancando all’inizio di dati sperimentali e/o epidemiologici, il ragionamento da cui partiva era appoggiato sull’evidenza inoppugnabile che, se i vaccini in qualche bambino causano dei danni irreparabili o addirittura la morte, dato che la Natura non procede né per salti né per casualità e ben raramente vige la regola del tutto o nulla, è sensato ritenere che ci sia una gradualità di danno e che i vaccini danneggino anche coloro che apparentemente non hanno esplicitato lesioni.
Per l’uomo di buon senso tutto questo acquista valore sufficiente indipendentemente dall’esistenza o meno di una suffragante documentazione scientifica. La prova statistica, eventualmente, può essere una pur sempre gradita convalida, utile ma non necessaria.
La Scienza Moderna, invece, sembrerebbe considerare accettabile solo ciò che è dimostrabile scientificamente e per raggiungere una tale dimostrazione di presunta verità vengono richieste delle prove che, in taluni casi, giungono anche a sfiorare l’assurdo e si può arrivare così anche all’assurdo opposto in cui un uso adeguato dei dati scientifici permette di giustificare o di accettare come vere delle conclusioni che sono totalmente prive di buon senso.
Infatti, c’è stato qualcuno che ha detto che nella letteratura scientifica medica si può trovare tutto e l’opposto di tutto e che, se ben utilizzati (qui intendo ‘manipolati’), si possono trovare o produrre dati sperimentali per dimostrare qualsiasi cosa.
Tutto ciò conferma quello che i Saggi del passato hanno sempre detto e cioè che l’uso della sola razionalità danneggia l’uomo e lo può portare a confondere il vero col falso e a giustificare anche la peggiore irrazionalità nel nome della sua razionalità (si pensi a qualsiasi totalitarismo).
Ne consegue che non possiamo dar fiducia alla nostra ragione, se questa non è avvalorata anche da un saggio Buon Senso.
Ed è proprio questo saggio buon senso che ci fa pensare che forse nei Paesi industrializzati, che hanno un minor rischio per certe infezioni, a lungo termine i vaccini pediatrici, specie se eseguiti troppo precocemente e proprio per il loro effetto alterante il normale sviluppo e maturazione del sistema immunitario, possano causare più danni che benefici.
Oggi, però, questo sospetto pare non sia solo giustificato dal suddetto ‘saggio buon senso’, dato che sta acquistando sempre più credito anche per i numerosi studi clinici e le innumerevoli segnalazioni isolate di danni da vaccini che hanno ormai acceso il dibattito su questo argomento al punto che la disputa tra il gruppo a favore delle vaccinazioni e il gruppo contro sta diventando “infuocata”.
Infatti, da una parte ci sono i genitori che subiscono spesso situazioni di pressione psicologica affinché diano il consenso per la somministrazione ai loro figli di un numero sempre maggiore di vaccini e dall’altra c’è lo stato d’allarme in netta crescita per i danni lievi o gravi, prossimi o lontani, correlati a questo tipo di trattamento.
Anch’io ho dovuto affrontare il problema per i miei figli e, dopo un’iniziale accettazione quasi acritica e incondizionata, perché credevo che gli Organi di Igiene e Sanità Pubblica competenti avessero già sufficientemente valutato cosa fosse meglio per i nostri piccoli, mi resi conto che, forse, la scelta di vaccinare dei neonati, totalmente privi di un maturo apparato immunitario difensivo, non era la scelta più corretta.
Contemporaneamente, capii pure che il mio bagaglio culturale in questo campo specifico era ingiustificatamente scarso e per la maggior parte derivato (come quello della maggioranza dei medici), oltre che dagli ormai lontani studi universitari, prevalentemente dalle informazioni fornite dal materiale bibliografico messo a disposizione dalle Ditte Farmaceutiche e, quindi, ... necessariamente di parte.
Dopo un attento studio della materia, mi sono accorto che le considerazioni che forse avrebbero potuto essere giustificate in passato non erano più accettabili al giorno d’oggi, dato che le attuali condizioni di vita (alimentari, ambientali, sociali, economiche, culturali, ecc.) hanno profondamente modificato il rischio non solo di contrarre certe patologie infettive, ma anche di subire le loro complicazioni.
Oltre a ciò, resta indubbio che è completamente diverso vaccinare un bambino che vive in una società in cui c’è un’elevata incidenza di ammalarsi di una specifica malattia, rispetto ad uno che vive in un ambiente a bassa morbilità per la stessa.
Pertanto, quello che una volta era un rapporto rischio/beneficio molto basso e quindi più a favore della pratica vaccinale, oggi è andato lentamente crescendo verso valori sempre più alti, con il risultato che alcune vaccinazioni sembrano oggi inutili e per altre è diventato molto più pericoloso vaccinare che restare non vaccinati.
Per tali motivi, credo sia quanto mai doveroso che ogni medico si ponga il quesito se l’approccio vaccinale attualmente in uso nel nostro Paese sia corretto o se non sia ora più saggio pensare di potenziare anzitutto e soprattutto l’immunità aspecifica, invece di limitarsi a promuovere tout court quella specifica.
Lasciando ad altre opere più ricche di dati tecnici il compito di un maggiore approfondimento, questo libro desidera solo contribuire a sollevare ulteriormente questo delicato problema delle vaccinazioni, che mi pare stia diventando tutt’altro che irrilevante per la sa-lute dei nostri figli.
Il mio scopo è semplicemente quello di estendere il fronte della divulgazione di questo argomento avvisando dei pericoli che le vaccinazioni fanno correre ai vaccinati e alle loro famiglie, in modo da controbilanciare l’esagerata facciata ottimistica che ci viene presentata dai Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, così da fornire al Lettore qualche argomento in più per poter poi decidere più responsabilmente.
Infine, questo libro ha anche lo scopo di indicare qualche piccola ma concreta soluzione ai problemi che i giovani genitori spesso si pongono su questo argomento:
- Si possono antidotare alcuni effetti dei vaccini?
- Come fare per disintossicarsi dal mercurio e dall’alluminio dei vaccini?
- Si possono curare concretamente i bambini danneggiati dalle vaccinazioni?
Probabilmente, le mie non saranno soluzioni che tutti accetteranno, ma quelle che io consiglio vengono tutte da un lungo studio di questo argomento e quasi tutte dalla mia esperienza diretta.
Un commento ora vorrei farlo anche a proposito dell’Omeopatia, che oggi è criticata solo da coloro che non l’hanno sperimentata e quindi non hanno potuto conoscerla. Anch’io ero portato a pensare così quando lavoravo in una Clinica Medica universitaria, poi ho riflettuto sul fatto che non era né corretto né razionale esprimere ‘pregiudizi’ su una realtà che, tra l’altro, esisteva da quasi due secoli ed era stata confermata dall’operato pluriennale di migliaia di medici e allora mi sono messo a studiare toccando anche subito con mano la potenza dell’Omeopatia e da vent’anni ne sperimento quotidianamente la sorprendente efficacia nella pratica clinica ambulatoriale. L’Omeopatia, però, non è per tutti, perché non è solo una Scienza, ma un’Arte e una Scienza insieme e temo allora che non possa essere né capita né esercitata da tutti i medici.
Ritornando ai vaccini, comunque, dato che sono un farmacologo e tossicologo, al Lettore potrà sembrare strano che mi esponga tendenzialmente (anche se non certamente sempre) contro i vaccini, ma credo che dopo aver letto queste pagine il Lettore possa anche pensare che sia più strano che io sia ancora a favore dei vaccini in alcuni casi particolari. La spiegazione sta nel fatto che sono certo che ogni cosa possa essere usata per il bene o per il male dell’uomo e che sta all’uomo stesso scegliere saggiamente di volta in volta quello che gli sembra sia il vero bene. I vaccini hanno svolto e continuano a svolgere sicuramente una grande e utile funzione per quella parte dell’Umanità che vive in condizioni di miseria materiale e sociale o che deve essere aiutata a proteggersi da qualche particolare o molto virulenta patologia infettiva, mentre per la minoranza del mondo che oggi vive in condizioni di benessere (talvolta anche eccessivo e allora sicuramente controproducente), i vaccini possono essere causa di molti danni. Danni che, ovviamente a mio avviso, oggi superano nettamente gli scarsi benefici che essi ci possono offrire.
Infatti, se nei casi suddetti e specialmente tra le popolazioni del Terzo Mondo in cui non è possibile fare una terapia personalizzata, i benefici di alcune vaccinazioni eseguite in certe particolari condizioni e certamente non in modo massivo possono essere forse maggiori dei rischi, nel nostro mondo benestante a mio avviso non ci sono dubbi che siano maggiori i danni.
In conclusione, quello che vorrei rimanesse nel cuore del Lettore è che i vaccini vengono proposti per istruire l’organismo del ricevente affinché sia in grado di non ammalarsi di una certa patologia, ma questo obiettivo viene pagato a caro prezzo perché il sistema immunitario, anche se in genere e per un po’ di tempo (ma di solito non per sempre) è più responsivo verso la patologia a cui è stato immunizzato, risulta gravemente indebolito su molti altri fronti, con un elevato rischio di sviluppare negli anni futuri (i danni più gravi non si evidenziano nel breve termine) patologie molto importanti. Per contro, abbiamo dati sufficienti per ritenere che le infezioni pediatriche siano molto utili per un’adeguata maturazione del sistema immunitario dato che quest’ultimo, dopo averle superate, resta più maturato e più rafforzato, sia in generale che verso l’infezione specifica nei confronti della quale di solito può restare una immunità per tutta la vita.
Compito della Medicina è aiutare il bambino affinché cresca sano e forte e immunologicamente capace di affrontare non solo una decina di patologie infettive, ma TUTTE: sia quelle che oggi conosciamo, sia quelle che si svilupperanno in futuro. E questo va fatto senza mettere una ‘toppa’ momentanea da una parte aprendo contemporaneamente più di un ‘buco’ in altre parti. Ciò si consegue insegnando ai genitori una corretta igiene di vita, usando medicamenti non farmacologici o, eventualmente, ricorrendo a quelli chimici in selezionate e particolari condizioni. Anche i vaccini, quindi, possono essere utili, ma non vanno certamente imposti a tutti e meno ancora vanno eseguiti in così elevato numero in età precoci come oggi facciamo. Lo ripeto: in una Medica Moderna ogni trattamento deve essere personalizzato!
Questo è il mio pensiero attuale, ma sarei felice che qualche Pediatra o Igienista o anche qualche non-medico mi scrivesse per esprimermi il proprio parere e/o esperienza personale, aiutandomi a fare ancora più luce su questo importante argomento a vantaggio non solo della mia crescita culturale e di quella dei miei pazienti, per i quali investo tanto tempo e sacrifici, ma anche a vantaggio delle future generazioni.
Il Signore, che è infinita Conoscenza e Amore, per intercessione di nostra Madre, ci aiuti veramente a capire ciò che è buono, giusto e vantaggioso per noi e per i nostri figli. (Dr. Roberto Gava - introduzione al libro "Le vaccinazioni pediatriche", edito da Salus Infirmorum)
venerdì 24 febbraio 2012
PERCHÉ RITENIAMO GIUSTO ELIMINARE L'OBBLIGATORIETÀ DELLE VACCINAZIONI (Dr. Gian Paolo Vanoli)
PERCHÉ RITENIAMO GIUSTO ELIMINARE L'OBBLIGATORIETÀ DELLE VACCINAZIONI
(15 buoni motivi)
L'obbligo, in ogni forma di prevenzione, è prima di tutto un'assurdità.
La prevenzione si realizza esclusivamente con la partecipazione e non con la
coercizione. Confligge inoltre, pesantemente, con la logica che è alla base
di qualunque altra terapia, preventiva o successiva che sia, per le quali la
legislazione italiana prevede non solo la libera possibilità di scelta ma
anche il consenso informato, senza il quale ogni atto sanitario non può
essere praticato.
1) L'obbligo toglie alle ASL la necessità di fornire una completa
informazione. È più facile e rapido obbligare che informare.
2) Le persone sono indotte a credere che se la vaccinazione è obbligatoria,
non presenta alcun rischio.
3) La paura di non rispettare l'obbligo (e delle eventuali ritorsioni) fa
trascurare la necessità che il bambino da vaccinare sia in ottime condizioni
di salute al momento della vaccinazione.
4) L'obbligo delle vaccinazioni deresponsabilizza il medico vaccinatore.
5) Nei paesi occidentali, USA compresi, l'obbligo per alcune vaccinazioni
esiste ormai solo in Italia e Francia.
6) In Italia sono obbligatorie antitetanica, antidifterica, antipolio ed
antiepatite B mentre in Francia l'antiepatite B non è obbligatoria.
La vaccinazione antitubercolare è obbligatoria in Francia e (per fortuna)
non più in Italia.
7) La Svizzera, confinante con il Trentino Alto Adige, non prevede obblighi
vaccinali e l'incidenza delle malattie prevenibili con la vaccinazione è
identica se non addirittura inferiore rispetto ai dati italiani.
8) L'obbligatorietà di alcune vaccinazioni consente enormi guadagni alle
ditte farmaceutiche produttrici che, con questa garanzia, non hanno
interesse a sviluppare ricerche sui danni da vaccinazione mentre forniscono
ricerche superficiali e spesso "fasulle" per magnificare i vantaggi delle
stesse.
9) L'eliminazione dell'obbligo di vaccinazione consentirebbe l'utilizzo di
enormi risorse economiche verso la "vera prevenzione", quella primaria, cioè
la trasformazione dell'ambiente per l'eliminazione dei rischi per la salute
che, oltre al resto, non comporta controindicazioni.
10) L'obbligo fa si che in caso di danno da vaccinazione tutto il sistema
sanitario si mobiliti contro le vittime per negarlo.
11) Col perdurare dell'obbligo gli stessi genitori, in presenza di un danno,
sono portati a trascurare l'eventualità che la causa sia da ricercare nella
vaccinazione stessa.
12) Dato che lo stato sostiene l'obbligo tutte le ricerche esistenti hanno
lo scopo di negare i danni, non solo individuali, ma soprattutto quelli a
livello di massa (allergie, malattie autoimmuni ecc.)
13) Finché perdura l'obbligo non si studia il rapporto fra vaccinazione e
malattie (morti bianche, cerebropatie, allergie, malattie autoimmuni) e così
si evita di allarmare le persone.
14) Finché perdura l'obbligo non si studia come sviluppare le difese
immunitarie delle singole persone senza esporle al rischio della
vaccinazione.
15) Molte malattie sono praticamente scomparse, indubbiamente (ma non solo)
anche per merito delle campagne vaccinali effettuate quando tali malattie
erano endemiche. È assurdo quindi esporre ad un rischio minimo, ma certo,
quello delle vaccinazioni, per evitare un rischio possibile ma non
dimostrato, quello delle malattie già debellate.
Togliere l'obbligo è quindi un atto di serietà e responsabilizza i servizi
vaccinali, rende più attenti i genitori e impegna tutta la società civile
con lo scopo non solo di ridurre tutti i gravissimi danni a livello di
singoli bambini ma anche quelli che colpiscono a livello di massa.
--
dr. G. Paolo Vanoli - Giornalista pubblicista, Consulente in Scienza della
Nutrizione e Medicine Biologico Naturali
www.mednat.org/curriculum.htm
(15 buoni motivi)
L'obbligo, in ogni forma di prevenzione, è prima di tutto un'assurdità.
La prevenzione si realizza esclusivamente con la partecipazione e non con la
coercizione. Confligge inoltre, pesantemente, con la logica che è alla base
di qualunque altra terapia, preventiva o successiva che sia, per le quali la
legislazione italiana prevede non solo la libera possibilità di scelta ma
anche il consenso informato, senza il quale ogni atto sanitario non può
essere praticato.
1) L'obbligo toglie alle ASL la necessità di fornire una completa
informazione. È più facile e rapido obbligare che informare.
2) Le persone sono indotte a credere che se la vaccinazione è obbligatoria,
non presenta alcun rischio.
3) La paura di non rispettare l'obbligo (e delle eventuali ritorsioni) fa
trascurare la necessità che il bambino da vaccinare sia in ottime condizioni
di salute al momento della vaccinazione.
4) L'obbligo delle vaccinazioni deresponsabilizza il medico vaccinatore.
5) Nei paesi occidentali, USA compresi, l'obbligo per alcune vaccinazioni
esiste ormai solo in Italia e Francia.
6) In Italia sono obbligatorie antitetanica, antidifterica, antipolio ed
antiepatite B mentre in Francia l'antiepatite B non è obbligatoria.
La vaccinazione antitubercolare è obbligatoria in Francia e (per fortuna)
non più in Italia.
7) La Svizzera, confinante con il Trentino Alto Adige, non prevede obblighi
vaccinali e l'incidenza delle malattie prevenibili con la vaccinazione è
identica se non addirittura inferiore rispetto ai dati italiani.
8) L'obbligatorietà di alcune vaccinazioni consente enormi guadagni alle
ditte farmaceutiche produttrici che, con questa garanzia, non hanno
interesse a sviluppare ricerche sui danni da vaccinazione mentre forniscono
ricerche superficiali e spesso "fasulle" per magnificare i vantaggi delle
stesse.
9) L'eliminazione dell'obbligo di vaccinazione consentirebbe l'utilizzo di
enormi risorse economiche verso la "vera prevenzione", quella primaria, cioè
la trasformazione dell'ambiente per l'eliminazione dei rischi per la salute
che, oltre al resto, non comporta controindicazioni.
10) L'obbligo fa si che in caso di danno da vaccinazione tutto il sistema
sanitario si mobiliti contro le vittime per negarlo.
11) Col perdurare dell'obbligo gli stessi genitori, in presenza di un danno,
sono portati a trascurare l'eventualità che la causa sia da ricercare nella
vaccinazione stessa.
12) Dato che lo stato sostiene l'obbligo tutte le ricerche esistenti hanno
lo scopo di negare i danni, non solo individuali, ma soprattutto quelli a
livello di massa (allergie, malattie autoimmuni ecc.)
13) Finché perdura l'obbligo non si studia il rapporto fra vaccinazione e
malattie (morti bianche, cerebropatie, allergie, malattie autoimmuni) e così
si evita di allarmare le persone.
14) Finché perdura l'obbligo non si studia come sviluppare le difese
immunitarie delle singole persone senza esporle al rischio della
vaccinazione.
15) Molte malattie sono praticamente scomparse, indubbiamente (ma non solo)
anche per merito delle campagne vaccinali effettuate quando tali malattie
erano endemiche. È assurdo quindi esporre ad un rischio minimo, ma certo,
quello delle vaccinazioni, per evitare un rischio possibile ma non
dimostrato, quello delle malattie già debellate.
Togliere l'obbligo è quindi un atto di serietà e responsabilizza i servizi
vaccinali, rende più attenti i genitori e impegna tutta la società civile
con lo scopo non solo di ridurre tutti i gravissimi danni a livello di
singoli bambini ma anche quelli che colpiscono a livello di massa.
--
dr. G. Paolo Vanoli - Giornalista pubblicista, Consulente in Scienza della
Nutrizione e Medicine Biologico Naturali
www.mednat.org/curriculum.htm
venerdì 10 febbraio 2012
Autismo: l’importanza della precocità di un intervento terapeutico riabilitativo (Dr. Massimo Borghese)
Autismo: l’importanza della precocità di un intervento terapeutico riabilitativo
di Massimo Borghese
La precocità di un intervento terapeutico riabilitativo in un bambino autistico è di enorme importanza, ma oggi, su questo punto, possiamo solo constatare la perseverante ignoranza di molti operatori del settore che ancora non hanno ben presente la differenza fondamentale che esiste tra i risultati ottenibili con un intervento precoce e tempestivo e quelli derivanti da una presa in carico riabilitativa ritardata perché differita nel tempo.
In riabilitazione non esiste il “troppo presto”, purtroppo, spesso, c’è ancora il “troppo tardi”.
Partiamo da questa breve frase per cercare di capire che cosa di assurdo e dannoso accade ancora in Italia nella gestione terapeutica abilitativa dell’handicap (e chiamiamolo con il suo vero nome, senza penose perifrasi).
Nella maggior parte dei casi, chi si rivolge con un bambino di pochi anni di età agli operatori (che sarebbe più consono definire “burocrati” delle ASL) preposti all’erogazione delle sedute di riabilitazione, si sente rispondere che è ancora “presto” per avviare un trattamento logopedico e che il bambino deve prima maturare determinate capacità attentive, cognitive, relazionali…
Non a caso non ho specificato con quale tipo di patologia viene avanzata una richiesta di logopedia poi disattesa da chi dovrebbe invece accoglierla. Non l’ho specificato perché la necessità di un intervento tempestivo, direi anche immediato, vale per tutte le situazioni in cui è richiesto un trattamento abilitativo. È comprensibile poi che tale necessità diventi ancora più pressante se si parla di sordità profonda, di autismo, di paralisi cerebrale.
La situazione di mancata tempestiva erogazione di trattamenti precoci viene poi ulteriormente aggravata dall’ignoranza in materia di numerosi appartenenti ad altre categorie professionali, primi tra i quali, i pediatri, di cui molti sono i primi a non sapere quanto sia importante agire al più presto per ottenere risultati determinanti per il recupero di un handicap.
Alla base di queste gravi mancanze io vedo la disinformazione, la presunzione (strettamente collegata all’ignoranza), la mancanza di volontà di studiare, aggiornarsi e mettersi costantemente in discussione.
Basterebbe che i pediatri di base, i burocrati delle ASL, gli operatori stessi della riabilitazione (che in certi casi fanno nascere il sospetto che siano lì solo per attendere lo stipendio di fine mese) si documentassero su quali sono tutti i campi di azione della logopedia e su quali brillanti risultati si possono ottenere lavorando precocemente, intensamente e in modo competente su qualsiasi tipo di handicap, per veder cambiare significativamente le possibilità di recupero di tanti bambini.
L’assurdo è che al giorno d’oggi molti preferiscono ancora negare l’esistenza di clamorosi recuperi nel campo dell’autismo e delle paralisi cerebrali, definendo visionari e bugiardi quelli che li ottengono e lo rendono noto, piuttosto che guardarsi intorno e constatare ciò che invece è possibile ottenere operando tempestivamente, alacremente e con professionalità. Ma tutto ciò è scomodo.
Scomodo per qualche burocrata o anche per qualche medico che dovrebbe alzarsi dalle sua poltrona, uscire dall’ufficio e andare a toccare con mano i successi di chi lavora applicando i criteri di tempestività e competenza; scomodo addirittura per qualche logopedista o per altri terapisti che sembrano avere come obiettivo unico il suddetto stipendio fisso e non la qualità del lavoro, il cui incremento comporterebbe anche un aumento di impegno, di sforzi, nonché di aggiornamento. Certamente è più facile trattare il bambino con qualche difetto di pronuncia, o con ritardo al quale non sono state date speranze, piuttosto che rimboccarsi le maniche su una paralisi cerebrale o su un autismo, specie su uno aggravato anche da comportamenti aggressivi…
Per quanto riguarda l’ignoranza su ciò che realmente può essere trattato con la logopedia (ignoranza che comunque non è mai giustificabile), va detto che ancora oggi la logopedia viene vista (o la si vuole vedere) soltanto come una possibilità di correzione di un linguaggio già esistente e preferibilmente da realizzare in un bambino che sia tranquillo e collaborante. Questo è l’errore più diffuso anche tra gli stessi logopedisti; errore che preclude i maggiori e più importanti recuperi nell’ambito delle patologie più impegnative.
La logopedia non è dunque soltanto un aggiustamento di forme espressive già esistenti!
Un intervento foniatrico-logopedico, correttamente inteso e realizzato, comprende una presa in carico globale di un individuo con problemi di comunicazione, laddove con questo termine intendiamo una serie di inadeguatezze riguardanti uno o più di uno tra i livelli percettivo, cognitivo, comportamentale, motorio-espressivo.
Una presa in carico precoce, direi immediata, di un bambino danneggiato in una o più aree di quelle citate, può sortire effetti sorprendentemente brillanti.
Una funzione percettiva, cognitiva, motoria … che è stata lesa, alterata, interrotta, ha tante maggiori speranze e possibilità di essere recuperata, quanto più presto, più intensamente e più adeguatamente si interviene per riattivarla e farla rifunzionare nella giusta direzione e nelle corrette modalità.
Questo è un principio fondamentale di ogni forma di riabilitazione, purtroppo ancora disatteso e tradito da tanti operatori del settore, che allora si comportano in modo indegno del loro ruolo.
Infine, vorrei dare una nota di speranza anche per i soggetti di età più avanzata, a loro volta vittime di un luogo comune secondo il quale, oltre un certo numero di anni, non è più il caso di intervenire perché non ci sono possibilità di recupero (tra l’altro, quando il bambino è piccolo non si interviene perché si dice che “è troppo presto” per cominciare la logopedia e quando è più cresciuto questa terapia gli viene rifiutata perché si dice che “è troppo tardi”…).
Nell’ultimo decennio, infrangendo questo diffuso atteggiamento non interventista, il nostro Gruppo ha aperto le porte della logopedia anche a pazienti di età adolescenziale e adulta, con esiti di paralisi cerebrale e sindromi autistiche. La piacevole sorpresa è stata quella di constatare che, pur non raggiungendo gli stessi brillanti risultati ottenibili con interventi realizzati su bambini di pochi anni di vita, tuttavia nei più cresciuti si riusciva comunque ad attivare funzioni (in alcuni casi anche quella linguistica) che solitamente si davano per irrecuperabili.
Sarebbe dunque auspicabile un più equilibrato atteggiamento prognostico ed interventista da parte di chi opera nella riabilitazione, assumendo una posizione che, lungi dall’essere trionfalmente eccessivamente ottimistica, sia tuttavia più aderente ad una realtà arricchitasi della constatazione di brillanti successi raggiunti da chi, abbandonando atteggiamenti rinunciatari e sedentari, si è rimboccato le maniche dimostrando che lavorando tanto, presto e bene, si possono ottenere risultati che molti ritengono ancora impossibili.
di Massimo Borghese
La precocità di un intervento terapeutico riabilitativo in un bambino autistico è di enorme importanza, ma oggi, su questo punto, possiamo solo constatare la perseverante ignoranza di molti operatori del settore che ancora non hanno ben presente la differenza fondamentale che esiste tra i risultati ottenibili con un intervento precoce e tempestivo e quelli derivanti da una presa in carico riabilitativa ritardata perché differita nel tempo.
In riabilitazione non esiste il “troppo presto”, purtroppo, spesso, c’è ancora il “troppo tardi”.
Partiamo da questa breve frase per cercare di capire che cosa di assurdo e dannoso accade ancora in Italia nella gestione terapeutica abilitativa dell’handicap (e chiamiamolo con il suo vero nome, senza penose perifrasi).
Nella maggior parte dei casi, chi si rivolge con un bambino di pochi anni di età agli operatori (che sarebbe più consono definire “burocrati” delle ASL) preposti all’erogazione delle sedute di riabilitazione, si sente rispondere che è ancora “presto” per avviare un trattamento logopedico e che il bambino deve prima maturare determinate capacità attentive, cognitive, relazionali…
Non a caso non ho specificato con quale tipo di patologia viene avanzata una richiesta di logopedia poi disattesa da chi dovrebbe invece accoglierla. Non l’ho specificato perché la necessità di un intervento tempestivo, direi anche immediato, vale per tutte le situazioni in cui è richiesto un trattamento abilitativo. È comprensibile poi che tale necessità diventi ancora più pressante se si parla di sordità profonda, di autismo, di paralisi cerebrale.
La situazione di mancata tempestiva erogazione di trattamenti precoci viene poi ulteriormente aggravata dall’ignoranza in materia di numerosi appartenenti ad altre categorie professionali, primi tra i quali, i pediatri, di cui molti sono i primi a non sapere quanto sia importante agire al più presto per ottenere risultati determinanti per il recupero di un handicap.
Alla base di queste gravi mancanze io vedo la disinformazione, la presunzione (strettamente collegata all’ignoranza), la mancanza di volontà di studiare, aggiornarsi e mettersi costantemente in discussione.
Basterebbe che i pediatri di base, i burocrati delle ASL, gli operatori stessi della riabilitazione (che in certi casi fanno nascere il sospetto che siano lì solo per attendere lo stipendio di fine mese) si documentassero su quali sono tutti i campi di azione della logopedia e su quali brillanti risultati si possono ottenere lavorando precocemente, intensamente e in modo competente su qualsiasi tipo di handicap, per veder cambiare significativamente le possibilità di recupero di tanti bambini.
L’assurdo è che al giorno d’oggi molti preferiscono ancora negare l’esistenza di clamorosi recuperi nel campo dell’autismo e delle paralisi cerebrali, definendo visionari e bugiardi quelli che li ottengono e lo rendono noto, piuttosto che guardarsi intorno e constatare ciò che invece è possibile ottenere operando tempestivamente, alacremente e con professionalità. Ma tutto ciò è scomodo.
Scomodo per qualche burocrata o anche per qualche medico che dovrebbe alzarsi dalle sua poltrona, uscire dall’ufficio e andare a toccare con mano i successi di chi lavora applicando i criteri di tempestività e competenza; scomodo addirittura per qualche logopedista o per altri terapisti che sembrano avere come obiettivo unico il suddetto stipendio fisso e non la qualità del lavoro, il cui incremento comporterebbe anche un aumento di impegno, di sforzi, nonché di aggiornamento. Certamente è più facile trattare il bambino con qualche difetto di pronuncia, o con ritardo al quale non sono state date speranze, piuttosto che rimboccarsi le maniche su una paralisi cerebrale o su un autismo, specie su uno aggravato anche da comportamenti aggressivi…
Per quanto riguarda l’ignoranza su ciò che realmente può essere trattato con la logopedia (ignoranza che comunque non è mai giustificabile), va detto che ancora oggi la logopedia viene vista (o la si vuole vedere) soltanto come una possibilità di correzione di un linguaggio già esistente e preferibilmente da realizzare in un bambino che sia tranquillo e collaborante. Questo è l’errore più diffuso anche tra gli stessi logopedisti; errore che preclude i maggiori e più importanti recuperi nell’ambito delle patologie più impegnative.
La logopedia non è dunque soltanto un aggiustamento di forme espressive già esistenti!
Un intervento foniatrico-logopedico, correttamente inteso e realizzato, comprende una presa in carico globale di un individuo con problemi di comunicazione, laddove con questo termine intendiamo una serie di inadeguatezze riguardanti uno o più di uno tra i livelli percettivo, cognitivo, comportamentale, motorio-espressivo.
Una presa in carico precoce, direi immediata, di un bambino danneggiato in una o più aree di quelle citate, può sortire effetti sorprendentemente brillanti.
Una funzione percettiva, cognitiva, motoria … che è stata lesa, alterata, interrotta, ha tante maggiori speranze e possibilità di essere recuperata, quanto più presto, più intensamente e più adeguatamente si interviene per riattivarla e farla rifunzionare nella giusta direzione e nelle corrette modalità.
Questo è un principio fondamentale di ogni forma di riabilitazione, purtroppo ancora disatteso e tradito da tanti operatori del settore, che allora si comportano in modo indegno del loro ruolo.
Infine, vorrei dare una nota di speranza anche per i soggetti di età più avanzata, a loro volta vittime di un luogo comune secondo il quale, oltre un certo numero di anni, non è più il caso di intervenire perché non ci sono possibilità di recupero (tra l’altro, quando il bambino è piccolo non si interviene perché si dice che “è troppo presto” per cominciare la logopedia e quando è più cresciuto questa terapia gli viene rifiutata perché si dice che “è troppo tardi”…).
Nell’ultimo decennio, infrangendo questo diffuso atteggiamento non interventista, il nostro Gruppo ha aperto le porte della logopedia anche a pazienti di età adolescenziale e adulta, con esiti di paralisi cerebrale e sindromi autistiche. La piacevole sorpresa è stata quella di constatare che, pur non raggiungendo gli stessi brillanti risultati ottenibili con interventi realizzati su bambini di pochi anni di vita, tuttavia nei più cresciuti si riusciva comunque ad attivare funzioni (in alcuni casi anche quella linguistica) che solitamente si davano per irrecuperabili.
Sarebbe dunque auspicabile un più equilibrato atteggiamento prognostico ed interventista da parte di chi opera nella riabilitazione, assumendo una posizione che, lungi dall’essere trionfalmente eccessivamente ottimistica, sia tuttavia più aderente ad una realtà arricchitasi della constatazione di brillanti successi raggiunti da chi, abbandonando atteggiamenti rinunciatari e sedentari, si è rimboccato le maniche dimostrando che lavorando tanto, presto e bene, si possono ottenere risultati che molti ritengono ancora impossibili.
domenica 5 febbraio 2012
«Figlio autistico per colpa dei vaccini»: famiglia fa causa all'azienda sanitaria
«Figlio autistico per colpa dei vaccini»: famiglia fa causa all'azienda sanitaria
Il ragazzo ora ha 12 anni e soffre anche di crisi epilettiche
Contributi negati: i genitori dovevano essere più prudenti
di Loris Del Frate
PORDENONE - Diventato autistico a causa delle vaccinazioni fatte da 3 a 5 mesi di vita. È quanto sostengono i genitori e i legali di un ragazzino spilimberghese affetto da autismo con crisi epilettiche. Un bambino che allo stato non ha neppure i benefici di legge perchè l’Ass 6 non gli ha riconosciuto il nesso di causalità tra le vaccinazioni e la malattia. Ora, per ottenere il giusto indennizzo e le esenzioni la famiglia ha deciso di ricorrere alle vie legali impugnando l’atto con il quale l’azienda sanitaria gli ha negato i benefici. Con la causa promossa davanti al giudice del lavoro i legali della famiglia vogliono riconoscere il nesso di causalità tra le vaccinazioni e la malattia.
A sostegno è stata presentata una accurata perizia di parte redatta da uno specialista, il medico legale milanese Dario Miedico. Secondo la perizia l’Ass 6 avrebbe dovuto essere più prudente quando si è trattato di vaccinare il bambino. Perchè? Perchè all’età di due mesi, una quindicina di giorni prima dell’appuntamento, il neonato aveva manifestato una dermatite atopica sul volto e sulle braccia, segno - secondo la perizia di parte - che il sistema immunitario poteva avere dei problemi. Un segnale d’allarme che avrebbe dovuto indurre nei sanitari un atteggiamento prudenziale evitando, almeno, le vaccinanzioni facoltative. C’è da dire, però, che secondo il ministero la dermatite atopica non è un segnale del quale tener conto per evitare le vaccinazioni.
Al bimbo furono somministrate l’antipolio, la DiftoTetanoPertosse e il vaccino contro l’epatite B. L’unico segnale evidente fu un aumento della dermatite. Alcuni mesi dopo, furono fatti i richiami, ma a distanza di tre giorni iniziarono i problemi. Spasmi, movimenti non controllati del corpo, dondolio della testa, urla e irritabilità. I sintomi aumentarono sino a quando, nel 2000 (il bambino aveva 13 mesi) gli accertamenti al Burlo di Trieste indicarono la diagnosi: autismo con crisi epilettiche.
Solo nel 2007 la famiglia decise di chiedere all’Ass 6 il riconoscimento dei benefici assistenziali a fronte di reazioni avverse post vaccinali, ma l’Azienda 6 ha negato i benefici, indennizzo ed esenzioni. Contro il rifiuto gli avvocati Saverio Crea di Firenze e il pordenonese Fabio Gasparini hanno deciso di opporsi e ricorrere. Se il giudice del lavoro dovesse riconoscere il nesso di causalità tra vaccinazioni e autismo si aprirebbe la strada per un’altra causa di risarcimento vero e proprio del danno che in quel caso sarebbe milionario. Oggi il bambino ha 12 anni e vive in casa con i genitori, che vivono in una modesta situazione economica.
ARTICOLO TRATTO DAL GAZZETTINO.it EDIZIONE DEL NORD EST di Sabato 4 Febbraio 2012 http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=179941#
A sostegno è stata presentata una accurata perizia di parte redatta da uno specialista, il medico legale milanese Dario Miedico. Secondo la perizia l’Ass 6 avrebbe dovuto essere più prudente quando si è trattato di vaccinare il bambino. Perchè? Perchè all’età di due mesi, una quindicina di giorni prima dell’appuntamento, il neonato aveva manifestato una dermatite atopica sul volto e sulle braccia, segno - secondo la perizia di parte - che il sistema immunitario poteva avere dei problemi. Un segnale d’allarme che avrebbe dovuto indurre nei sanitari un atteggiamento prudenziale evitando, almeno, le vaccinanzioni facoltative. C’è da dire, però, che secondo il ministero la dermatite atopica non è un segnale del quale tener conto per evitare le vaccinazioni.
Al bimbo furono somministrate l’antipolio, la DiftoTetanoPertosse e il vaccino contro l’epatite B. L’unico segnale evidente fu un aumento della dermatite. Alcuni mesi dopo, furono fatti i richiami, ma a distanza di tre giorni iniziarono i problemi. Spasmi, movimenti non controllati del corpo, dondolio della testa, urla e irritabilità. I sintomi aumentarono sino a quando, nel 2000 (il bambino aveva 13 mesi) gli accertamenti al Burlo di Trieste indicarono la diagnosi: autismo con crisi epilettiche.
Solo nel 2007 la famiglia decise di chiedere all’Ass 6 il riconoscimento dei benefici assistenziali a fronte di reazioni avverse post vaccinali, ma l’Azienda 6 ha negato i benefici, indennizzo ed esenzioni. Contro il rifiuto gli avvocati Saverio Crea di Firenze e il pordenonese Fabio Gasparini hanno deciso di opporsi e ricorrere. Se il giudice del lavoro dovesse riconoscere il nesso di causalità tra vaccinazioni e autismo si aprirebbe la strada per un’altra causa di risarcimento vero e proprio del danno che in quel caso sarebbe milionario. Oggi il bambino ha 12 anni e vive in casa con i genitori, che vivono in una modesta situazione economica.
ARTICOLO TRATTO DAL GAZZETTINO.it EDIZIONE DEL NORD EST di Sabato 4 Febbraio 2012 http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=179941#
sabato 28 gennaio 2012
La Mediazione civile: una medicina necessaria per la Giustizia Italiana. Parola del Ministro (e Avvocato) Severino!
Cari amici del Blog,
ecco a voi la registrazione della puntata di ieri di Linea Diretta, nella quale abbiamo esaminato la Relazione sulla Giustizia presentata alla Camera dal neo Ministro della Giustizia Avv. Severino e tirato le somme sul primo anno di funzionamento della mediazione civile nel nostro Paese.
E' uscito un quadro in chiaroscuro, in cui tuttavia spicca la brillantezza di un dato: il 60% delle mediazioni partecipate da tutte le parti si conclude positivamente!
Sono personalmente contento che anche l'Avvocato (nonchè Ministro :) Severino stia manifestando approvazione nei confronti dell'istituto della Mediazione civile, e ne intenda promuovere la diffusione all'interno degli stessi Tribunali, nonostante i malumori dei miei colleghi (paura di perdere lavoro ?!?) e la diffidenza dei giudici (1% di mediazioni delegate, nel 2011)...
Il tempo sarà galantuomo... vedrete!
ecco a voi la registrazione della puntata di ieri di Linea Diretta, nella quale abbiamo esaminato la Relazione sulla Giustizia presentata alla Camera dal neo Ministro della Giustizia Avv. Severino e tirato le somme sul primo anno di funzionamento della mediazione civile nel nostro Paese.
E' uscito un quadro in chiaroscuro, in cui tuttavia spicca la brillantezza di un dato: il 60% delle mediazioni partecipate da tutte le parti si conclude positivamente!
Sono personalmente contento che anche l'Avvocato (nonchè Ministro :) Severino stia manifestando approvazione nei confronti dell'istituto della Mediazione civile, e ne intenda promuovere la diffusione all'interno degli stessi Tribunali, nonostante i malumori dei miei colleghi (paura di perdere lavoro ?!?) e la diffidenza dei giudici (1% di mediazioni delegate, nel 2011)...
Il tempo sarà galantuomo... vedrete!
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